Quando i conti non tornano

Parliamo di provvedimenti disciplinari.

Sulla scorta del comunicato unitario pubblicato in data 15 maggio 2017, vorremmo mettere in comune quanto abbiamo ricevuto da un collega questa mattina, riservandoci poi le considerazioni successive.

 

“Che fossimo soltanto delle ‘matricole’ o, semplicemente, dei ‘numeri progressivi’ lo si era già capito da un po’.  Un tempo si pensava di vivere in ufficio come se si stesse in una grande  famiglia, ci si fidava l’un dell’altro senza il minimo dubbio o pensiero di poter ricevere pugnalate alle spalle da colleghi che consideravamo amici se non addirittura fratelli.

Di tanto in tanto e in molte famiglie capita di trovare un componente diverso capace di fare del male  per sete di gloria o fame di soldi e questo, ormai, è frequente e bisogna sapere che esiste. Quello che fa male più di tutto, però, è vedere che l’azienda nella quale lavoriamo, quella che consideriamo come una ‘mamma’ è pronta, alla minima occasione, a punire i suoi figli con provvedimenti esagerati e spietati. Una mamma per la quale abbiamo, da sempre, dato l’anima pur di raggiungere i risultati che ci aveva richiesto. Una mamma che ora ci sta facendo sentire come se fossimo in un canile con tanti recinti, pronti a morderci a vicenda giorno dopo giorno. Una mamma che ora non si interessa più di farci vivere in armonia e che, la prima volta nella quale non si dà la zampa nella maniera corretta, è pronta a spararti nella tempia come si fa con un cavallo zoppo.

La vita mi ha insegnato che se rimprovero verbalmente uno dei miei figli ottengo il massimo dei risultati ma se dovessi dargli 1, 3, 7, 10 schiaffoni sul volto otterrei l’esatto contrario, oltre a farli star male da morire.
Sembra non esistere più la ‘buona fede’, ma solo la voglia di apparire implacabili, di fare spazio, di abbattere i costi magari eliminando il personale…

Il mio messaggio ha un  senso, quello di far capire a tutti che i tempi sono cambiati.  C’è bisogno di chiudersi nel recinto, di aprire gli occhi più di quello che si pensa di poter fare e di mordere tutti quelli che si avvicinano a noi. Anche la mamma, se occorre.

Scusatemi per lo sfogo ma la rabbia e la delusione è tanta.”

 

Abbiamo poche parole da aggiungere. Questo è quello che abbiamo nel cuore. Correggere gli errori e operare affinché i lavoratori siano responsabili è compito di una classe manageriale illuminata (e qui potremmo aggiungere una parentesi sulla formazione preventiva affinchè le cose non accadano, ma ne faremo oggetto di considerazioni a parte). Massacrarli in questo modo non serve a nessuno. E qui i conti proprio non tornano! Occorre una riflessione profonda sul danno che si provoca sulle leve motivazionali e sul senso di appartenenza che aveva fatto grande la nostra Banca. Continuiamo ad assistere alla demolizione dei valori che ci caratterizzavano e non vogliamo essere osservatori impotenti.

Quindi in ogni caso, per i lavoratori coinvolti o per una direzione che abbia la volontà di confrontarsi, la Uilca c’è!

UILCABPM SEDE